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Mestieri che Scompaiono
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Correva l'anno
1956 e il giorno di Pasqua il mio papà e io dovevamo andare a
messa!
Andavamo dai frati altrimenti quel giorno, mamma, che
era rimasta a casa a preparare, non ci avrebbe fatto
mangiare. |
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Nicola, il mio babbo
,
Gina, la mia
mamma,
io e
Diana, mia sorella. |
Mestieri che
scompaiono, abitudini che scompaiono anch'essi. La
tecnologia ha sollevato tutti dalla fatica più dura. Le
donne che portavano più ai mariti in campagna "lu
cumberzjone" avvolto nel tovagliolo di cotone bianco, oggi
lavorano in fabbrica o nei grandi magazzini e si spostano
sempre più in centri più grossi, inserendosi in un mondo che
fino a pochi anni fa era un'esclusiva solamente maschile.
Qualcuna, sopratutto nei paesi più decentrati, continua a
fare la casalinga ma con una consapevolezza diversa,
l'essere "la regina del focolare" non le basta più e al
titolo onorifico preferisce il titolo di lavoratrice. Un
tempo in paese il prete, il medico, l'ostetrica erano le
persone di riferimento, il pronto soccorso dell'anima e del
corpo e la chiesa si poteva ben chiamare la casa per tutti.
Le donne a messa, prima di potersi dedicare poi alla casa,
gli uomini più tardi e col vestito della festa. Per un
giorno si dimenticavano campi e officine e la piazza
raccoglieva le fatiche di una settimana. Mi ricordo, quando
a Pasqua, bisognava fare la comunione, mamma, con
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quanta energia ci spingevi ad andare in chiesa. Io e papà, visto che ci
confessavamo e comunicavamo poco durante l'anno, andavamo alla chiesa dei frati,
sai quelli dalla manica larga, quelli che capivano e lasciavano anche correre
qualche peccato e ti davano comunque l'assoluzione, anche se non si ricordavano
per filo e per segno tutte le preghiere. Che figuraccia, sopratutto quando alla
fine, prima della penitenza, che immancabilmente ci sarebbe stata, si doveva
recitare l'Atto di Dolore. Oggi in alcune chiese è attaccato un foglio, scritto
abbastanza grande, che ognuno può leggere, standosene in ginocchio nel
confessionale. E poi se volevamo mangiare il tacchino e le cose buone che ci
avevi preparato ti dovevamo spiegare la predica che era stata fatta quel giorno
e che tu già conoscevi in quanto eri stata a messa molto prima di noi, a quella
delle 6 e 30. Papà prima di tornare a casa di solito si fermava a farsi un
bicchiere di vino all'osteria, quello speciale, perchè era quello della domenica
e lo si beveva con gli amici. Si comperava anche un pacchetto di alfa e si
ritornava a casa con il coraggio rinnovato per affrontare la fatica della
settimana che sarebbe venuta poi. La domenica, come se si facesse un rito, a
tavola, la pasta poteva sempre contare su qualcosa in più del sugo rosso di
conserva che era condimento usuale o degli spaghetti scotti, come si usava
allora.Si era magari preparata fin dalla mattina la "pasta alla chitarra" quella
fatta in casa con un bel paio di uova fresche e come condimento c'era magari il
sugo del tacchino arrostito nel forno. Oggi il vento della novità spazza via
tutto il passato, un intero secolo, difficile, complesso, contradditorio, un
secolo che ha camminato lentamente e ultimamente ha corso a perdifiato. Un
secolo che valeva la pena di essere vissuto.
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Noi
quattro fotografati sul terrazzo del palazzo dello
studente
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Enio e Diana,
fotografati a Chieti |
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